Guida · 13 ottobre 2026 · 8 min di lettura

Il margine è giusto, la cassa finisce: i cinque buchi dell'impresa che costruisce

Un EPC o un general contractor paga prima e incassa dopo, per contratto. Fra i due stanno cinque buchi che nessun conto economico mostra: i termini asimmetrici, il SAL contestato, la ritenuta a garanzia, l'extra non fatturato, il margine che si conosce a fine commessa. Cosa sono, quanto pesano, e cosa fare prima che si sommino.

In breve
  • Chi costruisce finanzia il committente per contratto: materiali e manodopera escono a 30-60 giorni, il SAL entra a 90-120. Non è un errore, è il mestiere; il problema è non vederlo.
  • I cinque buchi si sommano sulla stessa data: una commessa che li ha tutti e quattro insieme va sotto zero con un margine del 15%.
  • La cassa si guarda per commessa e a 90 giorni, non per azienda a fine mese.
  • Ogni buco ha una contromossa operativa: una prova, una riga di contratto, un gesto in cantiere. Nessuna richiede una banca.

Il mestiere è anticipare

Un'impresa che costruisce impianti o edifici compra i materiali, paga le squadre e i subappaltatori, poi emette un SAL, aspetta che la direzione lavori lo approvi, fattura, e incassa a 60 o 90 giorni. Fra il primo bonifico in uscita e il primo in entrata passano facilmente quattro mesi. Nel frattempo l'impresa ha finanziato il committente con la propria cassa, e questo è scritto nel contratto: non è un incidente, è la forma del lavoro.

Il conto economico non lo vede. Una commessa da 500.000 euro con il 15% di margine chiude a +75.000 anche se a metà percorso la cassa è andata a −40.000 per tre settimane. Il margine è una fotografia a fine lavori; la cassa è un film, e il momento pericoloso è sempre nel mezzo. Il resto di questa guida elenca i cinque punti in cui il film si interrompe.

Buco 1 — I termini sono asimmetrici per contratto

Il fornitore di moduli vuole un acconto all'ordine e il saldo alla consegna. Il subappaltatore fattura a fine mese a 30 giorni. Il committente paga il SAL a 60 giorni dalla fattura, e la fattura parte quando la direzione lavori ha approvato. Tre righe di contratto, firmate in momenti diversi da persone diverse, che messe insieme dicono: esci a 30, entri a 120.

La contromossa non è trattare termini migliori, che spesso non si possono avere. È metterli su una sola riga del tempo prima di firmare la terza: con i termini reali e le date reali, la curva dei 90 giorni mostra il giorno del minimo prima che arrivi. Lo strumento qui sotto fa esattamente questo con i tuoi numeri, nel browser.

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Buco 2 — Il SAL contestato per una prova mancante

Il SAL da 80.000 euro atteso al giorno 30 arriva al giorno 45 perché la direzione lavori ha chiesto la foto del campo 3 e il rapportino della settimana 12, e nessuno li trovava. Il saldo a fine commessa non cambia di un euro. Il minimo di cassa sì: due scadenze fornitori cadono in quei quindici giorni, e si pagano con la cassa che non è arrivata.

È il buco più frequente e il più evitabile, perché non dipende dal committente: dipende da dove stanno le prove il giorno in cui servono. Un SAL che porta rapportini confermati, foto datate e DDT collegati alla lavorazione viene approvato alla prima visita. Quello che le promette aspetta la seconda. Il metodo è nella guida sul SAL verificato con le quantità.

Buco 3 — La ritenuta a garanzia

Molti contratti trattengono il 5 o il 10% di ogni SAL fino al collaudo, a volte fino alla fine del periodo di garanzia. Su una commessa da 500.000 euro sono 25-50.000 euro che l'impresa ha speso in materiali e ore e che rivedrà fra sei mesi, o fra diciotto. Nel conto economico è un credito; in cassa è un buco della stessa misura, che si riapre a ogni SAL.

La contromossa è contabile e contrattuale insieme: la ritenuta va nella curva di cassa come un incasso alla data del collaudo, non alla data del SAL, e il collaudo va nel piano come una lavorazione con le sue prove. Un collaudo che slitta di due mesi perché manca la dichiarazione di conformità è un SAL che slitta di due mesi: lo stesso buco del punto 2, con un altro nome.

Buco 4 — L'extra fatto e non fatturato

Il committente chiede un pozzetto in più, una variante al percorso cavi, due giornate di gru. Il capocantiere le fa, perché il cantiere va avanti. I materiali vengono comprati, le ore si pagano a fine mese. La fattura dell'extra parte quando qualcuno si ricorda, se c'è una richiesta scritta, e dopo una discussione sull'importo. Su una commessa media gli extra valgono fra il 5 e il 15% del contratto; se sono fatturati con tre mesi di ritardo, o mai, sono un buco di cassa che il margine non ha previsto.

La contromossa è un gesto in cantiere: l'extra nasce da una richiesta scritta, prima dell'acquisto, con la sua composizione (materiali, lavorazioni, noleggi) e il suo stato (richiesto, approvato, in corso, fatturato in parte, chiuso). Un extra che esiste come oggetto si fattura; uno che esiste come ricordo si discute.

Buco 5 — Il margine si conosce a fine commessa

L'ultimo buco non è una data: è un'informazione che arriva tardi. Le fatture passive si classificano a fine mese, o a fine trimestre, o quando il commercialista chiede. Fino ad allora il margine della commessa è una stima dell'offerta, e la cassa viene gestita per azienda, non per commessa: un conto solo, tutte le commesse dentro, e la commessa in perdita che si mangia la cassa di quella in utile senza che nessuno lo veda.

La contromossa è una regola, non uno strumento: ogni fattura in arrivo ha una commessa o una destinazione dichiarata il giorno in cui arriva, non a fine mese. Con questa regola il margine per commessa è un numero aggiornato, la cassa si legge per commessa, e la curva dei 90 giorni ha dentro i pagamenti impegnati veri, non quelli stimati all'offerta. È la guida sull'AI che parte dai dati che hai già: il primo flusso da sistemare sono le fatture passive.

Quando si sommano

Presi uno per uno, i cinque buchi si gestiscono. Il problema è che cadono sulla stessa data. La commessa tipo: SAL 2 contestato e slittato di quindici giorni (buco 2), ritenuta del 10% che non entra (buco 3), tre giornate di gru fatte e non fatturate (buco 4), saldo moduli in scadenza (buco 1), e il tutto scoperto a fine mese, quando il bonifico del saldo è già stato chiesto (buco 5). Con il 15% di margine, la cassa di commessa è sotto zero per tre settimane.

Il modo per vederlo prima è uno solo: la curva per commessa a 90 giorni, con i termini reali, i SAL alla data dell'incasso e non dell'emissione, la ritenuta al collaudo e gli extra come incassi attesi solo quando sono stati richiesti per iscritto. Provala con i tuoi numeri: lo strumento «La tua cassa a 90 giorni» fa il conto nel browser, senza caricare niente, e lo slider ti mostra cosa succede al minimo quando il SAL slitta.

Domande su questa guida

Vale anche per chi lavora in subappalto?

Vale di più. Il subappaltatore ha gli stessi cinque buchi con un committente in meno fra sé e il pagamento finale: il suo SAL viene approvato dall'appaltatore, che a sua volta aspetta il proprio. I termini asimmetrici si sommano lungo la filiera, e la ritenuta a garanzia spesso viene girata al subappaltatore tale e quale.

Non basta un fido in banca?

Un fido copre il buco, non lo mostra. Costa interessi ogni volta che lo si usa e si esaurisce proprio quando tre commesse hanno il minimo nello stesso mese. La curva per commessa serve a sapere quanto fido serve e quando, invece di scoprirlo dal saldo.

Da dove si comincia, con dieci commesse aperte?

Da quella con il SAL più vicino. Mettete i suoi termini reali nella curva dei 90 giorni, fate slittare il SAL di quindici giorni e guardate il minimo. Se fa paura, le prove di quel SAL sono la cosa più urgente che avete in azienda questa settimana.

Mostraci una tua commessa. Ti facciamo vedere il quadro.

Una demo costruita sui tuoi flussi, non su una presentazione: dal cantiere alla fatturazione, fino alla previsione delle prossime settimane.

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